Aurelio Gazzera, padre carmelitano cuneese, missionario da molti anni, imprigionato dopo aver visitato i luoghi di estrazione dell’oro dell’Ouham. Dopo la rivolta della comunità locale è tornato in libertà.

L’accusa

È stato arrestato perché accusato di aver scattato foto nei cantieri di estrazione dell’oro dell’Ouham, in Repubblica Centrafricana. Ma Aurelio Gazzera, padre carmelitano originario di Cuneo, missionario da anni, è stato rilasciato dopo appena un’ora grazie alla “rivolta” pacifica di 3mila cittadini locali.

“Un po’ di agitazione… Molti di voi sono già al corrente… È stata una settimana piuttosto agitata. Sabato 27 aprile sono tornato al fiume, perché volevo vedere la situazione dell’Ouham, e le imprese cinesi che vi estraggono l’oro. Ho fatto alcune foto: i cantieri non si sono fermati, anzi. Quando prendo la strada per rientrare arriva un militare, che mi intima di fermarmi. È armato, e non ho molta fiducia, e dico che io vado avanti. Chiama con la radio di altri soldati, che arrivano immediatamente. Mi chiedono perché sono andato a fare delle foto del sito… e dico loro che non è vietato. Sono molto agitati e gridano contro di me, mi confiscano la macchina fotografica e il telefono e mi perquisiscono. Mi accompagnano dove ho lasciato la macchina e mi dicono che sono in arresto!”.

Scrive così sul suo blog padre Aurelio Gazzera.

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Aurelio Gazzera, da 20 anni a Bozoum

La colpa di padre Aurelio, da 20anni a Bozoum, nella parte nord occidentale della Paese africano, sarebbe stata quella di fotografare il luogo dove da gennaio si è installata una società cinese che ha deviato il corso d’acqua per setacciare e filtrare l’oro.

“Uno di loro mi diceva: ma non ti vergogni, tu, uomo di Dio, di fare queste cose? Gli rispondo che invece ho vergogna per lui che dovrebbe proteggere il paese e non venderlo agli stranieri … – dice ancora-. Poi dopo mi hanno accompagnato verso la Brigade Minière. Ma mentre attraversiamo la città le persone capiscono che c’è un problema”.

Libero grazie al passaparola

E’ bastato il passaparola e in nemmeno un’ora la gente si è radunata davanti alla Brigata Mineraria, chiedendo, urlando, il rilascio del sacerdote.

Il lungo racconto del padre cuneese si conclude: “Singila na Nzapa. Grazie a Dio! I giorni seguenti sono molto tesi. Oltre tutto, le autorità di Bangui reagiscono, accusandomi di essere io stesso un trafficante d’oro! E allora, per una volta, mi permetto di pubblicare qui le foto di alcune delle cose fatte, con l’aiuto di Dio (e di tante persone): ecco il mio oro!”

(Foto di Aurelio Gazzera dal suo profilo di Facebook)