Setacciavano il territorio per cercare rame da rubare, che poi veniva venduto ad aziende compiacenti. Erano rom i fornitori ufficiali della banda del rame.

Indagine durata un anno

L’indagine condotta dai carabinieri della Compagnia Torino Oltre Dora per oltre un anno ha permesso di portare alla luce il lucroso traffico. Il materiale rubato dai rom finiva alla Piscina Recuperi srl a Cherasco. Qui il prezioso metallo veniva reimmesso sul mercato attraverso la ricettazione.  Ovviamente ricettatori e acquirenti erano ignari di essere ascoltati dai carabinieri.

Piccoli imprenditori

Grazie  a intercettazioni telefoniche e telecamere il meccanismo truffaldino è stato smantellato. A finire in cella non sono stati però i ladri accampati un un campo rom, ma alcuni piccoli  imprenditori che si occupavano di ricettazione. Sono stati effettuati dieci arresti, per due si sono aperte le porte del carcere, mentre otto sono ai domiciliari. Arrestati Giuseppe Marotta, 57 anni, e la moglie Patrizia Bertolusso, 56 anni, residenti a Cantalupa, titolari della «Piscina Recuperi» e della società «Niyol Trasporti». Marotta è in cella e la moglie ai domiciliari, provvedimento cautelare anche per la segretaria. Agli arresti domiciliari sono finiti i ckienti Santo Marletta, 38 anni, amministratore dell’omonima ditta di Candiolo, Bruno Pasquero, 61 anni, amministratore dell’omonima azienda di Moncalieri; Aldo Cavalli, 49 anni, socio accomandatario della ditta Sirme di Pinerolo. Un’impresa criminale in piena regola con adeguata copertura da attività apparanetmente regolare o, meglio, parallela  a quella ufficiale.

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Associazione a delinquere

Agli imprenditori, ai tre dipendenti e alla  segretaria viene contestata l’associazione a delinquere. La «Piscina Recuperi» è stata sottoposta a sequestro preventivo dai carabinieri, in esecuzione del provvedimento firmato dal gip.  I miliatri hanno documentato furti per 44mila metri di cavi di rame, per un valore che si aggira sul mezzo milione di euro. I furti sono stati 15 compiuti in tutta Italia.