L’uomo, nel gennaio del 2018, si era recato all’ospedale di Alba per sottoporsi ad una colonscopia,  ma qualcosa era andato storto durante l’esame e si era verificata una perforazione dell’intestino, come riporta LaNuovaProvincia.it.

Niente archiviazione

Il pm aveva chiesto l’archiviazione del caso di un ex elettricista di San Damiano che per un anno e mezzo ha pesantemente subito le conseguenze dell’errore.

Non è ancora chiusa la vicenda di presunta malasanità che ha avuto come involontario protagonista un pensionato di San Damiano di 72 anni.

L’uomo, nel gennaio dell’anno scorso, si era recato all’ospedale di Alba per sottoporsi ad una colonscopia,  ma qualcosa era andato storto durante l’esame e si era verificata una perforazione dell’intestino.

L’intervento all’ospedale di Alba

L’ex elettricista, infatti, si sentì male poco dopo l’effettuazione dell’esame di routine e fu necessario sottoporlo ad un intervento chirurgico d’urgenza con conseguente ricovero in rianimazione.

Per molti mesi l’uomo versò in stato quasi vegetativo passando la sua esistenza fra casa di riposo e ospedale di Asti con la necessità di una assistenza continua garantita da una nipote e da una serie di badanti ed infermiere.

Per fortuna le sue condizioni sono recentemente migliorate, ma questo non cancella ciò che ha passato e del quale l’uomo ha chiesto conto al medico che gli praticò la colonscopia all’ospedale di Alba.

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Causa civile e causa penale

Mentre è in atto una perizia disposta dal Tribunale di Asti per quanto riguarda il fronte civilistico di richiesta di danni, l’avvocato Bodda, per conto del suo assistito, aveva avviato anche la causa penale di responsabilità medica.

In un primo tempo il pm Macciò, dopo aver letto la consulenza per la quale aveva incaricato il dottor Luison, aveva chiesto l’archiviazione perché, nonostante emergesse ciò che era accaduto durante l’esame, in base alla recente legge Gelli-Bianco sulla colpa medica, non si ravvisa una responsabilità penale del medico. Questo, sostanzialmente, in base al fatto che la perforazione è una delle possibili conseguenze della colonscopia (che si verifica nello 0,4% dei casi) così come indicato nel foglio di consenso informato firmato dal paziente.

Ma l’uomo e il suo legale non ci stanno a questa conclusione e hanno fatto una dura opposizione alla richiesta di archiviazione. Accolta dal gip Di Naro che ha disposto il rinvio degli atti al pm con l’indicazione di un nuovo accertamento tecnico che coinvolga più specialisti e l’interrogatorio dei medici che si sono occupati del quadro clinico del paziente prima e dopo l’esame.