I fatti risalgono al 2010 e riguarda B.B., assunta come donna delle pulizie e badante da una pensionata di Mondovì.

Atto di generosità o raggiro?

L’anziana, 78enne all’epoca dei fatti, avrebbe concesso alla donna che la accudiva un prestito da 20mila euro per aiutarla a far fronte alle difficoltà economiche della famiglia. Diversa è la tesi dei familiari dell’anziana donna i quali  sostengono che si sia trattato di una circonvenzione di incapace, costituendosi parte civile dopo la denuncia.

In aula anche il marito dell’imputata

Ieri, lunedì 8 luglio 2019, il marito dell’imputata ha testimoniato, confermando la difficile situazione economica attraversata in quel periodo. L’uomo nel 2010 non aveva ancora maturato una pensione e la moglie aveva perso il suo lavoro in una casa di riposo di Lurisia,  frazione del comune di Roccaforte Mondovì, dopo il suicidio del titolare.

Queste le sue parole: “Avremmo restituito il prestito, – assicura – certo non in una volta sola ma nel tempo. Col processo però si è fermato tutto”.

B.B. si recava ogni giorno in casa dell’anziana, accompagnata in auto dal marito. In quattro o cinque occasioni l’avrebbe sostituita una delle tre figlie, C.C., che era disoccupata e venne poi retribuita per questi servizi da sua madre e non direttamente dalla pensionata.

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Ciò che rende il quadro “opaco”, a detta del pubblico ministero Luigi Dentis, è piuttosto la presenza di un assegno da 10mila euro intestata a un’altra delle figlie, che a detta del padre non avrebbe avuto invece nessun rapporto con la presunta vittima.

La difesa

Per la difesa il denaro ricevuto dall’anziana era “un prestito” volontario.

L’udienza è stata rinviata al 7 ottobre per il proseguimento dell’istruttoria.